Dopo esserci occupati della normativa interna dei Prezzi di Trasferimento (Transfer Pricing) e dei regimi premiali per le società che, ricorrendone i presupposti, predispongono adeguata documentazione dei Prezzi di Trasferimento (cd. Transfer Pricing Documentation), nel presente articolo ci occupiamo del profilo più delicato della disciplina in commento: i metodi di Transfer Pricing.

Ai fini della determinazione del prezzo di trasferimento tra una o più società italiane e le società controllate, controllanti, sorelle o stabili organizzazioni non residenti, l’articolo 110, 7° comma del TUIR fa riferimento alle condizioni e ai prezzi che sarebbero stati pattuiti tra soggetti indipendenti operanti in condizioni di libera concorrenza e in circostanze comparabili.

Quali sono i metodi di Transfer Pricing?

I metodi per la determinazione dei prezzi di trasferimento di libera concorrenza individuati dall’art. 4 del Decreto Ministeriale emanato il 14 maggio 2018 sono i seguenti:

  • confronto di prezzo (CUP – Comparable Uncontrolled Price);
  • prezzo di rivendita (Resale Price Method);
  • costo maggiorato (Cost Plus Method);
  • margine netto della transazione (TNMM – Transactional Net Margin Method);
  • transnazionale di ripartizione degli utili.

Mentre i primi tre metodi rientrano tra i cd. metodi “tradizionali”, gli ultimi due sono definiti metodi “reddituali”.

In aggiunta ai metodi sopraelencati è prevista la possibilità di applicare un metodo diverso qualora venga dimostrato che nessuno dei metodi di cui sopra possa essere applicato in modo affidabile e che tale diverso metodo produca un risultato coerente con quello che otterrebbero imprese indipendenti nel realizzare operazioni non controllate comparabili. (art. 5 Decreto 14 maggio 2018).

Si analizzano nel seguito le principali caratteristiche dei predetti metodi.

Confronto di prezzo (“CUP”)

Il metodo del confronto di prezzo si basa sul confronto tra il prezzo praticato nella cessione di beni o nella prestazione di servizi resi in un’operazione controllata con il prezzo praticato in operazioni non controllate comparabili. Il CUP può basarsi sia su transazioni non controllate comparabili “interne” (se ad esempio l’impresa associata venda un dato prodotto o presti il medesimo servizio ad imprese terze), sia su transazioni non controllate comparabili “esterne” (ovvero rese tra società completamente indipendenti). Se l’applicazione di tale metodo risulta facilmente accessibile nelle transazioni “interne”, diventa meno agevole nel caso delle transazioni esterne e ciò in quanto la disponibilità di informazioni nella transazione tra un’impresa appartenente al gruppo e un’impresa terza rende maggiormente verificabile la comparabilità delle operazioni.

Prezzo di rivendita (“Resale Price Method“)

Il metodo del prezzo di rivendita si riferisce al prezzo a cui un prodotto che è stato acquistato da un’impresa associata è rivenduto ad un’impresa indipendente. Anche in tal caso è possibile basarsi su rivendite comparabili sia “interne” che “esterne” ed interviene qualora non possa essere applicato il metodo del CUP a causa di una mancanza di operazioni comparabili.

Costo maggiorato (“Cost Plus Method“)

Il metodo del costo maggiorato ha come punto di partenza i costi sostenuti da un fornitore di beni o servizi per i beni trasferiti o i servizi forniti ad un’impresa associata. A tali costi dovrà essere successivamente aggiunta un’appropriata percentuale di ricarico sui costi di produzione (c.d. cost plus mark up), determinata in relazione alle condizioni di mercato, alle funzioni svolte, ai beni utilizzati e ai rischi assunti.

Margine netto della transazione (“TNMM”)

Il metodo del margine netto della transazione, noto come TNMM, si basa sul confronto tra margine netto ed una base di commisurazione appropriata (costi, ricavi, assets) realizzato da un’impresa in una transazione controllata ed il rapporto tra il margine netto e la medesima base realizzato in transazioni non controllate comparabili.

Ripartizione degli utili (“Profit Split”)

Il metodo di ripartizione degli utili, noto come Profit Split, tende si basa sull’attribuzione a ciascuna impresa associata che partecipa a un’operazione controllata della quota di utile, o di perdita, derivante da tale operazione, determinata in base alla ripartizione che sarebbe stata concordata in operazioni non controllate comparabili, tenendo conto del contributo rispettivamente offerto alla realizzazione dell’operazione controllata dalle imprese associate ovvero attribuendo a ciascuna di esse quota parte dell’utile, o della perdita, che residua dopo che alcune delle funzioni svolte in relazione all’operazione controllata sono state valorizzate sulla base di uno dei precedenti metodi descritti.

Si rimanda al successivo articolo la trattazione dei criteri da tenere in debita considerazione ai fini della scelta del metodo più appropriato per la valutazione della conformità al principio di libera concorrenza dei prezzi di trasferimento applicati.