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Il nuovo accordo Italia-Svizzera sui frontalieri

Il nuovo accordo Italia-Svizzera sui frontalieri

In data 1 Marzo 2022 il Parlamento elvetico ha dato il via libera all’accordo italo-svizzero sulla nuova imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri. A questo punto, la palla passa all’Italia che dovrebbe avvenire sottoscrivere l’accordo entro la fine del mese di Marzo 2022.

Con questa intesa, i frontalieri residenti in Italia che lavorano in Svizzera non saranno assoggettati ad imposizione esclusivamente in Svizzera ma anche in Italia.

Il principale effetto del nuovo accordo Italia-Svizzera è sicuramente la minor attrattività del mercato del lavoro svizzero (soprattutto ticinese).

Nuovo accordo Italia-Svizzera sui frontalieri: il lungo ‘parto’ e la ratifica italiana

Il nuovo accordo Italia-Svizzera sui frontalieri non è, in realtà, così nuovo; infatti, l’accordo arriva dopo anni di negoziati, discussioni e rinvii.

Risale, infatti, al 2015 la sottoscrizione della Road Map da parte dei negoziatori dell’accordo fino ad arrivare alla firma del 22 dicembre 2020 a Roma del nuovo accordo (di seguito anche “Accordo 2020”) da parte di Daniela Stoffel, segretaria di Stato per le questioni finanziarie internazionali, e da Antonio Misiani, l’allora viceministro italiano dell’economia e delle finanze.

Alla firma dell’Accordo 2020 nel dicembre 2020, ha fatto seguito, lato Italia, il via libera alla ratifica ed all’esecuzione dell’accordo stesso e del Protocollo che modifica la Convenzione contro le doppie imposizioni tra i due Paesi da parte del Consiglio dei Ministri Italiano del 3 dicembre 2021.

L’iter di ratifica nel nostro Paese dovrebbe concludersi a fine marzo 2022, considerata l’assenza di opposizioni. L’intesa verrà, probabilmente, riesaminata ogni 5 anni.

L’Accordo 2020 sostituirà quello del 3 ottobre 1974 (Accordo 1974) a decorrere dal 1° gennaio 2023 per i “nuovi frontalieri” ossia coloro che entrano nel mercato del lavoro come frontalieri a partire dalla data di entrata in vigore dell’accordo.

Il precedente accordo è stato revisionato in virtù di un mutato quadro giuridico a seguito dell’entrata in vigore dell’Accordo sulla libera circolazione di persone tra Svizzera e UE e il più che raddoppiato numero di lavoratori frontalieri nel Ticino dal 2003 ad oggi (a fine anno 2021, in Svizzera il numero di frontalieri italiani era pari a 85’377, di cui 74’032 in Ticino)

Nuovo accordo Italia Svizzera sui frontalieri: cosa prevede

L’Accordo 2020 prevede che la Confederazione tratterrà l’80% (contro il 70 per cento previsto inizialmente nel progetto del 2015) dell’imposta alla fonte ordinaria sul reddito dei frontalieri che svolgeranno il loro lavoro sul territorio svizzero.

Inoltre, i frontalieri saranno assoggettati ad imposizione in via ordinaria anche in Italia salvo il diritto al credito d’imposta per le imposte pagate in Svizzera (cd. tassazione concorrente).

Per i nuovi frontalieri (coloro quindi che entreranno nel mercato del lavoro transfrontaliero dopo l’entrata in vigore dell’Accordo 2020) il nuovo regime di tassazione concorrente si applicherà fin da subito.

Per i frontalieri attuali (ovvero coloro che hanno lavorato o lavorano nei Cantoni Ticino, Vallese e Grigioni nel periodo compreso tra il 31/12/2018 e la data di entrata in vigore dell’Accordo 2020) si applicherà un regime transitorio. Ciò significa che i frontalieri attuali continueranno ad essere tassati soltanto in Svizzera fino al 2033. La Svizzera verserà ai Comuni italiani confinanti una compensazione del 40% dell’imposta alla fonte.

In base al nuovo accordo, ovvero con l’entrata in vigore dell’intesa, faranno parte della categoria di ‘lavoratori frontalieri’ tutti coloro (attuali e nuovi frontalieri) che risiedono entro massimo 20 km dalla frontiera e che, quotidianamente, rientrano al loro domicilio.

Alcuni nodi da sciogliere tra Italia e Svizzera

Tra Italia e Svizzera restano alcuni nodi da sciogliere come l’inclusione della Svizzera nella black list di cui all’Art. 12 del D.L. n. 78/2009 e l’accesso al mercato bancario italiano delle banche elvetiche, intenzionate a prestare servizi a clienti privati in Italia, condizionato all’apertura (e conseguente richiesta della relativa autorizzazione) di succursale in Italia per le banche svizzere introdotto nel 2018.

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